Gestendo i progetti che abbiamo mandato in stampa fin’ora (Yokai e Omaggi a Toffolo) mi sono accorta che alcuni non avevano familiarità con alcuni termini: abbondanze, profilo colore ecc. Nessun problema! È normale, molte cose le do per scontate avendo lavorato diversi anni come grafica ma non è detto che un illustratore (sopratututto se si trova alle prime esperienze) sappia di cosa parlo.

Ho pensato di scrivere una serie di articoli proprio per questo, per facilitare chi parteciperà ai prossimi progetti ma anche chi semplicemente ha bisogno di capire cosa significano questi termini. Quindi inziamo!

NOTA: ho cercato di semplificare molto, sopratutto la parte legata al colore. Non è possibile ridurre tutto l’argomento (molto complesso tra l’altro) a poche righe, ma mi interessava darti una prima spiegazione generale.

LE ABBONDANZE

Mettiamo caso di voler mandare in stampa questa immagine, in cui l’illustrazione (o la grafica) è “al vivo” ovvero fino al margine della pagina, il margine di taglio appunto. Come dobbiamo impostare il file per far si che venga stampato in modo ottimale?

Semplice dobbiamo impostare le abbondanze! Ovvero la nostra immagine deve proseguire oltre il margine di taglio, come vedi nell’immagine. Questa porzione del tuo disegno non si vedrà ma serve per fa si che se il taglio nella stampa non è perfetto l’immagine venga sempre al vivo.
Le abbondanze (a seconda dello stampatore e delle dimensione del file) possono variare da pochi millimetri a centimetri. Solitamente in prodotti di medie dimensioni vanno da 3 a 5 mm.

Ma perchè sei tanto fissata con le abbondanze? Che succede se non le mettiamo?
Potrebbe succedere che se il taglio non è perfetto al millimetro si veda un antiestetico filetto bianco come nell’immagine sottostante.

I METODI COLORE – ovvero: meglio RGB o CMYK

Se non hai idea di cosa significhi il titolo facciamo un passo indietro.
Il colore può essere classificato con diversi metodi, andremo ad analizzare sono quelli che probabilmente utilizzerai anche in futuro con più frequenza: RGB e CMYK. Oltre a questi elencati esistono LAB, HSB e altri, ma non ci servono per ora.
Questi metodi, o modelli, ci permettono di associare a ogni singolo colore un valore numerico formato da 3 valori (nel caso di RGB) o 4 (nel caso della quadricromia).

Tutto chiaro fin’ora?
Qual è quindi ti chiederai la differenza tra RGB e CMYK. Solo la complessità di questi “codici” identificativi dei colori. E cosa significano queste sigle?
Analizziamoli assieme!

Il Metodo ADDITIVO ovvero RGB

Bene! Il metodo RGB come avrai capito dal titolo è anche detto METODO ADDITIVO è il metodo utilizzato per  indicare il colore-luce. Sommando in egual misura tre colori primari Red, Green, Blue (RGB appunto è l’acronimo di questi termini) otteniamo la massima luminosità e quindi il bianco. Per provare questo, ovvero che la luce bianca è la somma di tutti i colori, ti basterà vedere cosa succede ad un fascio di luce che passa attraverso un prisma: viene scomposto nelle varie tonalità di colore.

In sostanza è il metodo utilizzato su qualsiasi monitor. Per qualsiasi immagine che vorrai utilizzare solo per essere visualizzata a monitor potrai utilizzare questo metodo.

Il Metodo SOTRATTIVO ovvero CMYK

CMYK sta per Cyan, Magenta, Yellow e Key Black ed è anche chiamata quadricromia. È il metodo utilizzato dalle macchine da stampa, per i pigmenti ed è anche chiamato metodo sotrattivo perchè i pigmenti depositati sulla carta, colpiti dalla luce bianca ne assorbono alcune componenti (ricorda il prisma di prima) e ne riflettono altre, per esempio il pigmento giallo assorbe tutte le componenti della luce tranne la gialla.

Ma se unendo i tre primari (ciano, magenta e giallo) otteniamo già il nero perchè aggiungere il K nella sigla? Perchè unendo i tre primari otteniamo un marrone molto scuro detto bistro. Inoltre Key black, nero chiave, indica il nero che viene utilizzato per allieneare le lastre da stampa

Se intendi realizzare un lavoro per la stampa è questo il metodo che devi utilizzare.
Hai mai realizzato una tavola RGB con bellissimi colori brillanti per poi convertirla in CMYK notando che le tonalità erano cambiate?
Questo perchè alcune tonalità visibili come colore-luce non sono riproducibli con la mescolanza dei 4 colori primari. Per questo è importante lavorare sin da subito nella modalità corretta oppure in alternativa impostare Photoshop in modo da evidenziare le tonalità fuori gamma. Ti spiegherò nel prossimo articolo come fare!

Nell’immagine a lato puoi vedere dove si trova il metodo colore all’interno di Photoshop.

IL PROFILO COLORE

Premetto che questo è un argomento molto complesso e cercherò di semplificarlo più possibile per farti capire il concetto.

Partiamo dalla base: il profilo ICC. Riporto quanto scrito nel blog di Boscarol, uno dei migliori siti che trattano il colore digitale:

International Color Consortium, abbreviato ICC, è l’organismo fondato nel 1993 allo scopo di sviluppare e mantenere uno standard aperto, a livello di sistema operativo e multipiattaforma, per la gestione digitale del colore. A questo fine il Consortium pubblica proprie specifiche di modalità di costruzione dei profili di colore. I profili di colore conformi a tali specifiche vengono chiamati profili ICC.

E quindi dirai? Che cosa serve in termini pratici?

Semplificando molto rappresentano degli standard per far sì che i valori cromatici rimangano invariati su dispositivi diversi. Per permettere che siano coerenti.
Esistono diverse tipologie di profilo, quello che mi interessa che tu inizi a conoscere sono i profili:

  • input, profili di scanner e fotocamere digitali;
  • display, profili di monitor di qualunque tipo;
  • output, profili di stampanti, macchine da stampa, e film recorders;

In sostanza il profilo colore che probabilmente, se hai partecipato alle nostre inziative, hai incorporato nel file, indica il modo in cui una determinata macchina da stampa deve gestire gli inchiostri su una determinata carta.

Hai mai notato che usando un colore su una carta porosa il colore viene assorbito e su una carta patinata invece rimane più superficiale e brillante? Ecco questa è una grande semplificazione ma il concetto di base, per la stampa è quello. Serve per far si che il file non subisca variazioni sostanziali al momento della stampa.

C’è qualche argomento che non ti è chiaro o che vorresti fosse approfondito?

Scrivi un commento suggerendoci gli argomenti dei prossimi post.

L’autrice del post

SARA MICHIELI

Sono Laureata all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Amo lavorare sia in digitale che con gli strumenti tradizionali.
Dal 2010 lavoro come grafica e illustratrice per agenzie e case editrici e ho messo tutta la consapevolezza acquisita negli anni nell’organizzazione e creazione di questo gruppo e dei progetti relativi.

www.saramichieli.com
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